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Ecco
comparire di fronte a noi un braccio alzato, un volto
che manca e un altro invece, di troppo, a sostituirne
l’originale però questa volta in chiave diversa,
opposta, quasi morbosa e negativa.
Quel braccio alzato, come a mettersi la testa fra le
mani, o le mani nei capelli, è un gesto di ben più ampia
portata che non riferito ad un particolare tipo
psicologico o ad una era della storia umana.
Lì è ritratta, a mio modo di vedere, una frequente
condizione umana, fotografata, anche solo simbolicamente
e non necessariamente anche fisicamente, nel momento - e
di questi momenti la vita sa farne attimi di verità così
come effimere stagioni passeggere - della notte
dell’anima e della grande contraddizione. Disperare per
ciò che si è fatto o per ciò che si è, secondo
l’artista, produce scenari interiori che non portano a
nulla di buono, al punto che là dove nel disegno ci si
potrebbe eventualmente attendere l’espressione di un
volto, ci troviamo invece un metafisico ed angoscioso
“vuoto”, il quale soltanto prepara la strada a quella
testa scura raffigurata nella direzione opposta a quella
frontale, un “anti-volto” a guardare all’indietro carico
di una dimensione notturna e spettrale, di un valore
ontologico e morale essenzialmente negativo, contrario
alla verità, contrario alla vita.
Trasuda, da questo
punto in poi, dalla tela di Hess, qualcosa che
assomiglia ad una ragione morale positiva, attraverso la
rappresentazione espressa dal Maestro di che cosa gli
sembri e gli appaia, in quel momento della sua vita,
come contrario al suo volere e sacrificabile, in virtù
dell’essere questo “qualcosa” essenzialmente innaturale
e nocivo nei confronti dell’uomo e della persona,
abbracciata nel suo insieme.
Affliggersi diventa
sconsigliabile semplicemente perché la ricerca e il
perseguimento
del proprio bene personale seguono un altro percorso, e
questo nuovo percorso, improvvisamente, come una piccola
grande “epifania” dell’anima, spunta e sorge, per
contrasto con l’oscurità dell’anti-volto e del quasi
magico ruolo che la sua raffigurazione ricopre
all’interno del quadro, con un baluginare scintillante
di luce e di respiro ora sì andando, idealmente, a
riempire quel famelico vuoto centrale e a ricomporne una
densa e sostanziale corposità, che però non è più né
comunemente umana e mortale né infernale, ma
trasfigurata e risorta, a nuova coscienza e a nuova
vita.
E’ l’uomo nuovo che
Hess, nelle vesti di moderno Socrate, riesce a fare
albeggiare e germogliare, attraverso una mirabile e
precisa “maieutica” della sua arte e di tutti i vivi
e
significativi simboli di cui essa si avvale. Il bene,
secondo come ci viene testimoniato
e tramandato dalle
sacre scritture, è destinato a trionfare sul male, e la
luce sulle tenebre, ma non sempre l’individuazione e
risoluzione del “perché” ciò sia possibile si dimostra
al ricercatore spirituale traguardo e conquista di
facile portata. La terrificante oscurità dell’anti-volto
di Hess, invece che possedere una sua valenza ontologica
positiva, ne possiede piuttosto una “negativa”, esso
cioè è più quello che “non è” che non qualcosa che “è”…,
ed appare l’ intrinseca “ignoranza della verità delle
cose” come caratteristica incisivamente capace di
apportare e affondare il marchio più decisivo ai fini di
un approccio possibilmente anche utile e pragmatico del
progetto di questa opera. L’anti-volto è immerso
nell’oscurità perché “non sa”…socraticamente parlando
“non conosce sé stesso”, e biblicamente parlando non
riconosce questo “sé stesso” che si porta dentro nel
proprio cuore come il luogo di residenza e di dimora del
Creato.
Quanti illustri poeti e
letterati di tutti i tempi hanno cantato lo
straordinario dono che la vita elargisce dell’amore e
della passione, di ogni amore e di ogni passione, per il
solo fatto di donarci il respiro e l’esistenza e di
renderci vivi, realmente vivi, irresistibilmente vivi.
Per gli antichi Greci le passioni umane erano
addirittura sotto l’influsso e il volere diretto delle
divinità (spesso così imperfette ed umane…) del
Pantheon, e proprio per questo godevano di una loro
propria intrinseca e primigenia “necessità” e
“irresistibilità”. “Eros mi scuote, come vento tra le
querce, sui monti”, scriveva Saffo, come ancora: “Dicono
che sopra la terra nera la cosa più bella sia una fila
di cavalieri,
o di opliti, o di navi. Io dico: quello
che s’ama”.
Hess, questo,
lo ha intuito prima di noi e più di noi,
lui che, a suo modo, nel caldo e splendente sud della
nostra Sicilia trovò quella sublimante sorgente di
libertà e di ispirazione che a ben guardare rappresenta
e costituisce, in fondo, il simbolico traguardo e la
meta di ogni ricercatore spirituale, di ogni pellegrino,
di ogni essere umano. Se mai la tela “Testa e mano”
riuscirà, come noi crediamo che sia potenzialmente in
grado di fare, a riportare in superficie quella arcana
scintilla di vita che chiamiamo spirito, armonia e vita,
allora essa e lo stesso Hess che la partorì, potrà
sempre godere della condizione immortale dell’arte e
rimanere scrigno per ogni uomo di buona volontà, facendo
sue le parole del grande drammaturgo e poeta Shakespeare:
“Ma la tua eterna estate non sfiorirà
/ né perderai
possesso della tua bellezza
/ né morte si vanterà
/ di
coprirti con la sua ombra / poiché tu cresci nel tempo
/ in versi eterni.
/ Finché uomini respirano /
e occhi
vedono / vivranno questi miei versi
/ e daranno vita a
te”.
Michele Steinfl
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Incontro "a distanza" per una conoscenza ravvicinata
Michele Steinfl
E’ indiscutibile quanto da dire e
da dare abbia l'arte di Hess, a patto però che, dopo il lungo
periodo di dimenticanza, la sempre più ampia divulgazione dei suoi
lavori e il sempre più ampio rinvenimento critico, quasi di "psico-archeologia",
dei loro profondi valori e significati, riescano nell'arduo
tentativo di sensibilizzare il grande pubblico e , in un certo
senso, "prepararlo" a diventare un vivaio più attivo e
consapevole di questo immenso e poliedrico patrimonio.
Il momento dedicato alla fruizione
dell'arte di Hess può diventare qualche cosa di concretamente
importante e significativo per tutti, se si riesce attraverso
l'aiuto congiunto della realizzazione visiva in sé e per sé e della
critica che la studia ed analizza, a penetrare il mistero del suo
vero volto e raggiungere quella quasi inaspettata e imprevista
sorpresa del vedere la Sicilia di Hess non più soltanto come "luogo
geografico", caratterizzato da specifici lineamenti naturalistici e
precise coordinate spazio-temporali…, per quanto senza questa prima
dimensione "fisica" non vi sarebbero né l'esperienza che Hess ne fa,
né l'arte stessa che egli ha saputo produrre di conseguenza…, ma
molto di più "luogo dell'anima", una forma mentis, uno "stato di
coscienza"..., quanto maggiori furono la preoccupazione e la
sofferenza per le proprie sorti minacciate dalle cupe ombre del
totalitarismo, tanto più esploderà e si farà percepibile nei suoi
come nei nostri confronti l'effetto psicologico e morale di quel Sud
irrorato dal sole, di quella terra feconda e verdeggiante e della
splendida gente che lo abita, soddisfacendo finalmente una "sete"
esistenziale che lo rende pienamente e drammaticamente protagonista
di un'epoca storica e figlio del suo tempo.
L’esperienza delle tenebre della
storia da una parte, e quella sfolgorante e multi-cromatica della
contemporanea Messina dall’altra, invece che escludersi a vicenda
senza incontrarsi, in qualche modo si congiunsero l’una con l’altra
e collaborarono dando forma ad un nuovo parto creativo fra opposti,
generando, quasi come una “seconda nascita”, un uomo rinnovato con
un nuovo modo di guardare le cose, con un cuore sempre più disposto
allo stupore e alla meraviglia, e sempre più riconciliato con il
mondo, con la verità, con la vita.
Questa specie di "genesi creatrice"
che il Sud Italia siciliano riuscì ad esercitare nei confronti dell'
Hess-uomo e poi dell' Hess-artista, trovò perciò come suo prodromo
imprescindibile e come sua tappa "iniziatica" propedeutica, proprio
la dura esperienza della minaccia alla propria libertà personale che
caratterizzò la vita di molti in quel periodo storico e appare
pertanto come solo con un sincero sforzo di "empatia" e di
"com-passione", provando a calarci nei suoi panni e ad immedesimarci
con lui, che potremo avvicinarci a cogliere più fedelmente e
intimamente la portata artistica ed umana del suo pensiero e della
sua opera.
Come ci ha lasciato in eredità il
grande incisore tedesco Albrecht Durer, attraverso il suo capolavoro
"Malinconia I" - per quanto la critica discuta ancora oggi la vera
motivazione originale di questo misterioso titolo - tuttavia una
possibile spiegazione c’è ed è stata data, ed è quella che senza una
esperienza di disincanto e di malinconia, uno "spleen" dell'anima,
vengono per forza a mancare anche i prerequisiti per una vera
immaginazione creatrice, per una viva ispirazione artistica, e
addirittura per una "speranza spirituale"... come se il bello del
"dritto" di una qualsivoglia maglia non potesse prendere forma ed
essere apprezzato se non attraverso un imprescindibile e necessario
"rovescio" ... bellezza, che si animò vistosamente e prese vita
durante il prolifico e proficuo periodo siciliano del Maestro,
pervenendo ad indicare finalmente uno sbocco di uscita, e una via di
salvezza che può però essere riconosciuta ed identificata soltanto
attraverso l’ineludibile “terra di mezzo” della condizione di
privazione e di mancanza…è appena alla “morte” che segue la
“resurrezione”.
E’, quindi, anche in questa
direzione che, a mio modo di vedere, dovrebbe tendere l'appassionato
e lungimirante progetto di divulgazione che ruota intorno a
Christian Hess, proprio al fine di permettere preferibilmente un
incontro a distanza vero ed una conoscenza più profonda e reale. Per
quello che mi riguarda, mi farebbe piacere pormi con lo sguardo
rivolto verso questa via e verso questo fine, in un duplice ruolo
sia ricettivo che propositivo, avendo ancora molto da attingere e da
scoprire , ma forse anche molto da condividere e da dare.
Michele
Steinfl
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