Criticism

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Christian Hess

Testa e mano
Olio su tela cm 60 x 70
 
L' "anti-volto" nel dipinto "Testa e mano"

di Michele Steinfl
 

Ecco comparire di fronte a noi un braccio alzato, un volto che manca e un altro invece, di troppo, a sostituirne l’originale però questa volta in chiave diversa, opposta, quasi morbosa e negativa. Quel braccio alzato, come a mettersi la testa fra le mani, o le mani nei capelli, è un gesto di ben più ampia portata che non riferito ad un particolare tipo psicologico o ad una era della storia umana. Lì è ritratta, a mio modo di vedere, una frequente condizione umana, fotografata, anche solo simbolicamente e non necessariamente anche fisicamente, nel momento - e di questi momenti la vita sa farne attimi di verità così come effimere stagioni passeggere - della notte dell’anima e della grande contraddizione. Disperare per ciò che si è fatto o per ciò che si è, secondo l’artista, produce scenari interiori che non portano a nulla di buono, al punto che là dove nel disegno ci si potrebbe eventualmente attendere l’espressione di un volto, ci troviamo invece un metafisico ed angoscioso “vuoto”, il quale soltanto prepara la strada a quella testa scura raffigurata nella direzione opposta a quella frontale, un “anti-volto” a guardare all’indietro carico di una dimensione notturna e spettrale, di un valore ontologico e morale essenzialmente negativo, contrario alla verità, contrario alla vita.

 

Trasuda, da questo punto in poi, dalla tela di Hess, qualcosa che assomiglia ad una ragione morale positiva, attraverso la rappresentazione espressa dal Maestro di che cosa gli sembri e gli appaia, in quel momento della sua vita, come contrario al suo volere e sacrificabile, in virtù dell’essere questo “qualcosa” essenzialmente innaturale e nocivo nei confronti dell’uomo e della persona, abbracciata nel suo insieme.

 

Affliggersi diventa sconsigliabile semplicemente perché la ricerca e il perseguimento
del proprio bene personale seguono un altro percorso, e questo nuovo percorso, improvvisamente, come una piccola grande “epifania” dell’anima, spunta e sorge, per contrasto con l’oscurità dell’anti-volto e del quasi magico ruolo che la sua raffigurazione ricopre all’interno del quadro, con un baluginare scintillante di luce e di respiro ora sì andando, idealmente, a riempire quel famelico vuoto centrale e a ricomporne una densa e sostanziale corposità, che però non è più né comunemente umana e mortale né infernale, ma trasfigurata e risorta, a nuova coscienza e a nuova vita.

 

E’ l’uomo nuovo che Hess, nelle vesti di moderno Socrate, riesce a fare albeggiare e germogliare, attraverso una mirabile e precisa “maieutica” della sua arte e di tutti i vivi
e significativi simboli di cui essa si avvale. Il bene, secondo come ci viene testimoniato
e tramandato dalle sacre scritture, è destinato a trionfare sul male, e la luce sulle tenebre, ma non sempre l’individuazione e risoluzione del “perché” ciò sia possibile si dimostra al ricercatore spirituale traguardo e conquista di facile portata. La terrificante oscurità dell’anti-volto di Hess, invece che possedere una sua valenza ontologica positiva, ne possiede piuttosto una “negativa”, esso cioè è più quello che “non è” che non qualcosa che “è”…, ed appare l’ intrinseca “ignoranza della verità delle cose” come caratteristica incisivamente capace di apportare e affondare il marchio più decisivo ai fini di un approccio possibilmente anche utile e pragmatico del progetto di questa opera. L’anti-volto è immerso nell’oscurità perché “non sa”…socraticamente parlando “non conosce sé stesso”, e biblicamente parlando non riconosce questo “sé stesso” che si porta dentro nel proprio cuore come il luogo di residenza e di dimora del Creato.

Quanti illustri poeti e letterati di tutti i tempi hanno cantato lo straordinario dono che la vita elargisce dell’amore e della passione, di ogni amore e di ogni passione, per il solo fatto di donarci il respiro e l’esistenza e di renderci vivi, realmente vivi, irresistibilmente vivi. Per gli antichi Greci le passioni umane erano addirittura sotto l’influsso e il volere diretto delle divinità (spesso così imperfette ed umane…) del Pantheon, e proprio per questo godevano di una loro propria intrinseca e primigenia “necessità” e “irresistibilità”. “Eros mi scuote, come vento tra le querce, sui monti”, scriveva Saffo, come ancora: “Dicono che sopra la terra nera la cosa più bella sia una fila di cavalieri,
o di opliti, o di navi. Io dico: quello che s’ama
”.

Hess, questo, lo ha intuito prima di noi e più di noi, lui che, a suo modo, nel caldo e splendente sud della nostra Sicilia trovò quella sublimante sorgente di libertà e di ispirazione che a ben guardare rappresenta e costituisce, in fondo, il simbolico traguardo e la meta di ogni ricercatore spirituale, di ogni pellegrino, di ogni essere umano. Se mai la tela “Testa e mano” riuscirà, come noi crediamo che sia potenzialmente in grado di fare, a riportare in superficie quella arcana scintilla di vita che chiamiamo spirito, armonia e vita, allora essa e lo stesso Hess che la partorì, potrà sempre godere della condizione immortale dell’arte e rimanere scrigno per ogni uomo di buona volontà, facendo sue le parole del grande drammaturgo e poeta Shakespeare: “Ma la tua eterna estate non sfiorirà / né perderai possesso della tua bellezza / né morte si vanterà / di coprirti con la sua ombra / poiché tu cresci nel tempo / in versi eterni. / Finché uomini respirano / e occhi vedono / vivranno questi miei versi / e daranno vita a te”. 

                                                                        Michele Steinfl

 

Incontro "a distanza" per una conoscenza ravvicinata

Michele Steinfl

E’ indiscutibile quanto da dire e da dare abbia l'arte di Hess, a patto però che, dopo il lungo periodo di dimenticanza, la sempre più ampia divulgazione dei suoi lavori e il sempre più ampio rinvenimento critico, quasi di "psico-archeologia", dei loro profondi valori e significati, riescano nell'arduo tentativo di sensibilizzare il grande pubblico e , in un certo senso, "prepararlo" a diventare un vivaio più attivo e consapevole di questo immenso e poliedrico patrimonio.

Il momento dedicato alla fruizione dell'arte di Hess può diventare qualche cosa di concretamente importante e significativo per tutti, se si riesce attraverso l'aiuto congiunto della realizzazione visiva in sé e per sé e della critica che la studia ed analizza, a penetrare il mistero del suo vero volto e raggiungere quella quasi inaspettata e imprevista sorpresa del vedere la Sicilia di Hess non più soltanto come "luogo geografico", caratterizzato da specifici lineamenti naturalistici e precise coordinate spazio-temporali…, per quanto senza questa prima dimensione "fisica" non vi sarebbero né l'esperienza che Hess ne fa, né l'arte stessa che egli ha saputo produrre di conseguenza…, ma molto di più "luogo dell'anima", una forma mentis, uno "stato di coscienza"..., quanto maggiori furono la preoccupazione e la sofferenza per le proprie sorti minacciate dalle cupe ombre del totalitarismo, tanto più esploderà e si farà percepibile nei suoi come nei nostri confronti l'effetto psicologico e morale di quel Sud irrorato dal sole, di quella terra feconda e verdeggiante e della splendida gente che lo abita, soddisfacendo finalmente una "sete" esistenziale che lo rende pienamente e drammaticamente protagonista di un'epoca storica e figlio del suo tempo.

 L’esperienza delle tenebre della storia da una parte, e quella sfolgorante e multi-cromatica della contemporanea Messina dall’altra, invece che escludersi a vicenda senza incontrarsi, in qualche modo si congiunsero l’una con l’altra e collaborarono dando forma ad un nuovo parto creativo fra opposti, generando, quasi come una “seconda nascita”, un uomo rinnovato con un nuovo modo di guardare le cose, con un cuore sempre più disposto allo stupore e alla meraviglia, e sempre più riconciliato con il mondo, con la verità, con la vita.

Questa specie di "genesi creatrice" che il Sud Italia siciliano riuscì ad esercitare nei confronti dell' Hess-uomo e poi dell' Hess-artista, trovò perciò come suo prodromo imprescindibile e come sua tappa "iniziatica" propedeutica, proprio la dura esperienza della minaccia alla propria libertà personale che caratterizzò la vita di molti in quel periodo storico e appare pertanto come solo con un sincero sforzo di "empatia" e di "com-passione", provando a calarci nei suoi panni e ad immedesimarci con lui, che potremo avvicinarci a cogliere più fedelmente e intimamente la portata artistica ed umana del suo pensiero e della sua opera.

Come ci ha lasciato in eredità il grande incisore tedesco Albrecht Durer, attraverso il suo capolavoro "Malinconia I" - per quanto la critica discuta ancora oggi la vera motivazione originale di questo misterioso titolo - tuttavia una possibile spiegazione c’è ed è stata data, ed è quella che senza una esperienza di disincanto e di malinconia, uno "spleen" dell'anima, vengono per forza a mancare anche i prerequisiti per una vera immaginazione creatrice, per una viva ispirazione artistica, e addirittura per una "speranza spirituale"... come se il bello del "dritto" di una qualsivoglia maglia non potesse prendere forma ed essere apprezzato se non attraverso un imprescindibile e necessario "rovescio" ... bellezza, che si animò vistosamente e prese vita durante il prolifico e proficuo periodo siciliano del Maestro, pervenendo ad indicare finalmente uno sbocco di uscita, e una via di salvezza che può però essere riconosciuta ed identificata soltanto attraverso l’ineludibile “terra di mezzo” della condizione di privazione e di mancanza…è appena alla “morte” che segue la “resurrezione”.

E’, quindi, anche in questa direzione che, a mio modo di vedere, dovrebbe tendere l'appassionato e lungimirante progetto di divulgazione che ruota intorno a Christian Hess, proprio al fine di permettere preferibilmente un incontro a distanza vero ed una conoscenza più profonda e reale. Per quello che mi riguarda, mi farebbe piacere pormi con lo sguardo rivolto verso questa via e verso questo fine, in un duplice ruolo sia ricettivo che propositivo, avendo ancora molto da attingere e da scoprire , ma forse anche molto da condividere e da dare.

                                                                             Michele Steinfl