Far riemergere un artista sconosciuto,
completamente dimenticato con una significativa Opus, non si
presenta comunemente nella storia dell’arte moderna. E’
molto forte la luce proiettata sul moderno sviluppo di una
presenza artistica appesantita al suo inizio su tutte le
avanguardie di qualche significato. Innanzi
tutto nel campo del moderno classico ogni vincolo sembra
spento, anche se esaminato localmente e riportato da
pubblicazioni di critica e storia dell’arte. Un’opera come
quella del pittore Christian Hess (1895 – 1944) che partendo
dall’Italia viene condotta con una mostra itinerante
attraverso l’Europa, può essere un esempio che non ci si può
cullare in sicurezze in tutte le informazioni. E’ senza
dubbio che Hess raggiunge fra gli artisti della sua
generazione un significativo rango e ciò non per un
qualsiasi punto di vista regionale, ma in generale per
l’arco della pittura tedesca di quei decenni.Particolari
circostanze biografiche hanno spostato di molto lo sguardo
su Hess. Il pittore nato a Bolzano nel 1895 e cresciuto
pittore in Innsbruck, che qui studiò alla Staatsgewerbe e
che fu poi attivo nella fabbrica di ceramiche Kuntner a
Brunico, sono poche vantaggiose relazioni, che, come mostra
il suo ulteriore sviluppo non possono bastare, per
considerare un artista specificamente tirolese, e dopo la
permanenza sul fronte occidentale studiò all’Accademia di
Monaco con il prof. Becker Gundhal. Quindi iniziò una
continua vita girovaga che lo condusse attraverso mezza
Europa sia in base ad ordinazioni (affreschi, ritratti) sia
come viaggiatore artistico.
Punti fermi
erano le sue visite a Messina presso la sorella sposata ed
il rapporto con Monaco, dove espose molto e dove si legò al
cosiddetto movimento della Juryfreie.
Dopo gli
avvenimenti del 1933 tentò di stabilirsi in Svizzera ma
visse la maggior parte a Messina fino al 1940
quando ritornò in Germania. Gli ultimi anni segnati dalla
malattia egli li trascorse a Monaco e nel Tirolo; ferito in
un bombardamento ad Innsbruck morì nel 1944 a Schwaz. Sebbene Hess
avesse una grande cerchia di amici, tra cui Max Beckmann,
Karl Hofer e praticamente tutti i “moderni monacensi” fu
conosciuto molto poco attraverso le sue opere. Da alcuni
anni la famiglia della sorella, presso cui è custodito quasi
tutto il suo patrimonio artistico, iniziò con l’aiuto delle
autorità regionali ed anche del Goethe Institut di Palermo,
ad occuparsi della pubblicazione di quest’opera, il che è
diventato possibile su ampia base con la mostra itinerante
ed un ricco catalogo.
Al primo
sguardo meraviglia indubbiamente nei quadri il forte
elemento compilatorio; si vede chiaramente in quale campo di
stile la sua creazione si sia mossa. In particolare, però, i
riferimenti agli espressionisti tedeschi, specialmente a
Beckmann e Hofer, alla pittura metafisica, ai principi
compositivi della pittura francese post-cubista, a Picasso a
Dufy, non sono così palesi, che non fosse già presente la
forte personalità, che ha operato qui in maniera autonoma.
Un lavoro fortemente disciplinato esprimono questi quadri
come anche uno strappo non appassionato per tuttavia
fortemente espressivo con un mondo che conosce ancora
paesaggi fioriti, ricchi interni e movimentate scene di
figure, ma che nella loro semplice espressione rimanda su
posizioni di generalizzazione e di comune validità.
Le nuove
conoscenze formali, come la creazione dello spazio
attraverso la graduazione di macchie di colore, netti
contorni per giungere a forme di corpi astratti, colori come
portatori di luce e plasticità e infine la deformazione come
aiuto per una più alta legalità pittorica, vengono
esercitate da Hess con competenza artistica. Un elemento
intrinseco di sentimento malinconico sembra presente nei
suoi quadri. Questo è un preciso contrasto all’effervescenza
e alla durezza degli espressionisti tedeschi. Al contrario Hess introduce nel freddo costruito mondo della pittura
metafisica, calore e forza coloristica espressiva di un
pittore tedesco.
Così Christian
Hess è un importante pittore con un rango nell’anticipazione
delle espressioni pittoriche del suo tempo, che non gli è
più contestabile dopo questa mostra che percorrerà le città
d’Europa. La mostra è
presentata a Innsbruck dal 16 settembre fino al 28 novembre
(prolungabile). In aggiunta al catalogo in tre lingue, il
Landesmuseum ha pubblicato una brochure con la prefazione di
Gert Ammann (con il patrocinio degli organizzatori della
Fiera dell’Antiquariato di Innsbruck, che avevano accolto
questo avvenimento nel proprio catalogo). Inaugurazione
il 16 settembre 1976 con relazioni del presidente del Museo,
Dott. Josef Ladurner, del direttore dell’Istituto Italiano
di Cultura, Prof. Aldo Lucciarini e del Dott. Gert Ammann.
M. H.
(Dr. Magdalena Hormann, responsabile Redazione) |
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